Vittorio Possenti

Pagine di filosofia - Etica, Metafisica, Politica

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Umanesimo e scienza? Uniti dall'etica

Avvenire, 4 giugno 2010

Scienza e umanesimo hanno camminato a lungo insieme, ma da circa due secoli le loro strade si sono separate: ciò ha acuito la discussione sui pregi e limiti di una formazione umanistica o scientifica. Bisogna dare maggior formazione classica agli scienziati e/o maggiore cultura scientifica agli umanisti? Non mi sembra il nucleo più decisivo. I problemi nascono da una proposta umanistica frammentata e da una presenza spesso aggressiva di uno scientismo riduzionistico, che legge l’uomo come mera materia animata. L’integrazione tra prospettiva umanistica e cultura scientifica appare oggi precaria per due motivi: il quadro dell’umanesimo contemporaneo non è univoco, in quanto le scienze umane (economia, politica, diritto, sociologia, psicologia) sono esse stesse settoriali e fanno riferimento a idee di uomo non poco distanti. Manca un concetto attendibile e sufficientemente unitario di persona umana, che non può ultimamente provenire che da un’idea filosofica e/o religiosa sull’essere umano. Raramente l’università della seconda metà del XX secolo ha compreso la nuova centralità della questione antropologica, preferendo rimanere legata a prospettive di più corto respiro. In questo modo è entrata in seria crisi la formazione adeguata di una classe dirigente, in Italia e in Europa, per secoli avvenuta lungo i sentieri della cultura umanistica che veicolava un’immagine meno incompleta di uomo.

 

 

In secondo luogo l'impatto dell’utilitarismo è forte dovunque, alimentato dal ritmo incessante delle applicazioni tecniche che indirizzano lo sguardo verso ciò che è utile. La mente tecnologica è più esposta di quella umanistica alla pressione dell’utilitarismo, che incalza con la domanda: a che cosa serve? Per l’ utilitarismo è molto difficile accettare che vi siano cose che non servono a nulla, ma che sono portatrici di un valore immenso. Cose che non usiamo e consumiamo, ma che valgono poiché veicolano bene, bellezza, senso. Solo alla sfera dell’utile si applica la categoria del servire o del non servire. A rigore, la ricerca del vero non serve a nulla, perché appartiene all’ordine dei fini, non dei mezzi; e solo i mezzi servono. Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di ragioni, verità e valori. Ascendendo verso ciò che è ultimo, la ricerca stimola in noi il desiderio di una conoscenza ‘inutile’ sulla natura delle cose, l’essere, l’uomo, Dio, lo spirito, che sono indipendenti e superiori al nostro fare.

Ho studiato nel liceo classico traendone, per le materie classiche e scientifiche, valide basi conoscitive ed una forte sete di conoscenza. Matematica e fisica mi appassionavano almeno quanto letteratura e poesia. Non credo però che lo studio classico debba essere difeso in quanto insegna a ragionare, come spesso si dice: per imparare a ragionare lo studio delle materie scientifiche è forse di aiuto pari a quello dello studio dei classici. L’importanza del classico è ben più ampia e concerne non solo il retto esercizio della ragione e della logica, ma l’immagine della realtà che il soggetto si forma: arte, filosofia, letteratura, antropologia aprono orizzonti indispensabili, e aiutano a formare capacità di giudizio su quelle realtà che non sono eventi della natura ma atti degli uomini. Se venissero studiate solo le scienze naturali la quasi totalità del mondo umano ci sfuggirebbe, e non sapremmo educare o educarci: nessuno nasce libero, tollerante, aperto, se queste cose non le incontrassimo nei classici o nessuno ce le insegnasse.

Sappiamo che l’università contemporanea è alla frutta, e di universitas non ha che il nome: non solo la sua estrema specializzazione non riesce a mantenere un dialogo istituzionale tra le scienze naturali, umane, filosofia e teologia (semmai ci devono pensare i singoli), ma neanche si cerca di perseguire quel minimo di ricomposizione che, venuta meno la luce di senso della metafisica, potrebbe provenire dall’etica. Perché non insegnare l’etica (fondamentale, della ricerca e delle professioni) in ogni facoltà universitaria? Non ci si rende conto che le tecnologie si prestano a convivere con universi morali molto lontani, e che da ciò nascono problemi immensi se non esiste un indirizzo verso il bene umano assicurato dall’etica.

Vittorio Possenti