Vittorio Possenti

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Home Filosofia - Metafisica G. Baget Bozzo. Heidegger, Possenti, Severino. Il nesso tra Rivelazione e Metafisica

G. Baget Bozzo. Heidegger, Possenti, Severino. Il nesso tra Rivelazione e Metafisica

Heidegger, Possenti, Severino

Il nesso fra Rivelazione e metafisica

 

Gianni Baget Bozzo

 

Il pensiero cattolico ha vissuto come centrale il problema del suo rapporto originario con la metafisica e del suo contrasto con il pensiero moderno del Soggetto. Tradizione e modernità sono i due poli entro cui esso si è svolto. Il libro di Vittorio Possenti Nichilismo e metafisica. Terza navigazione (ultima ed. Armando, Roma 2004) presenta le ragioni della metafisica rafforzate dopo la fine delle grandi filosofie moderne del trascendentale.

La teologia postconciliare ha cercato di rompere il nesso fra la Rivelazione e la metafisica, partendo dal principio che nessuna filosofia è la premessa o la conseguenza della Rivelazione cristiana. E tuttavia il cristianesimo non è filosoficamente neutro. Sceglie le filosofie. Cerca quelle che possano offrire un linguaggio universale ad un evento che si pone come unico, il Cristo. La Rivelazione non è comprensibile se non esiste nell’uomo la possibilità della comprensione di essa, di una assimilazione ad essa. La Rivelazione cristiana cerca le sue strade nel pensiero e nello spirito umano, strade che essa non ha costruito come opera propria. Ciò è stato compreso dalla tradizione filosofica cattolica, che la Riforma scosse violentemente ponendo la fede come causa del suo stesso sapere senza precondizioni.


L’assunto filosofico di Possenti è che l’intelletto umano è costituito dall’intuire l’essere nella percezione degli enti : ciò è chiamato realismo. Vi è una connessione originaria fra il pensiero cristiano e la metafisica, che non è determinata dalle tematiche specificamente religiose, ma si muove su un filone antecedente ad esse, un filone in sé religiosamente neutro, ma pur decisivo : è il tema dell’intuizione dell’essere nelle cose. Per Possenti tale connessione è pienamente compiuta in un pensatore centrale per la storia cristiana dell’Occidente che è Tommaso d’Aquino : in lui l’essere raggiunge la sua piena autonomia dalla idea platonica e dalla forma aristotelica ; coincide con l’atto presente in ogni realtà come essere dell’ente e diviene la forma linguistica in cui si può denotare, nel modo più semplice e universale, Dio. Il tomismo di Cornelio Fabro e di Etienne Gilson fa sentire la sua impronta.

Un simile giudizio teorico comporta un approccio alla storia della filosofia assai diverso da quello condizionato da Heidegger : l’ ”oblio dell’essere” è nella prospettiva filosofica cattolica la dimenticanza del grande corso della metafisica da Parmenide a Tommaso, dimenticanza che è all’origine del Moderno. Il Moderno è per Possenti il luogo dell’oblio dell’essere : l’oblio cessa per lui di essere un evento metastorico come in Heidegger per divenire un preciso evento storico, che inizia con la rimozione cartesiana della metafisica. Nel Moderno la ricerca filosofica ha finito con il perdere se stessa e divenire affermazione del non senso del mondo, cioè la negazione della ragione originaria del filosofare. Ciò consente una lettura del nichilismo in senso molto diverso da quello di Nietzsche, che avvolge in esso tutto il pensiero occidentale. Possenti usa il termine in senso opposto : il nichilismo è il termine rivelativo o conclusivo della filosofia una volta che essa abbandona la verità dell’essere. Rovesciando Nietzsche, Possenti vede nel nichilismo l’ubris della volontà umana che vuol togliere la trascendenza dell’oggetto rispetto al soggetto, togliendo il limite della dimensione originaria delle cose, ciò che nel linguaggio cristiano si chiama la loro creaturalità.

La volontà di potenza nicciana è l’ultimo termine del processo della costituzione del soggetto trascendentale ed è la sua dissoluzione come esito totale del processo. Come tutta la tradizione filosofica cattolica, per Possenti il tempo da Cartesio a Nietzsche costituisce un eone filosofico, un processo continuo e coerente che termina dissolvendosi. Alla ragione trascendentale segue un opposto, la volontà di potenza come rivelazione della sua essenza. Ma questa è anche la fine di una dimensione umana che il razionalismo aveva conservata e persino esaltata: l’etica. Seguendo A. MacIntyre, Possenti vede nella volontà di potenza come pensiero il primo stato della volontà di potenza come evento storico. Ciò ha in sé una dimensione di male : l’ “amor sui usque ad contemptum Dei” agostiniano. Tuttavia Possenti è ben lungi dall’ontologizzare il male e dal vedere nella tecnica la realizzazione della volontà di potenza come fa Severino.

La filosofia si dissolve nelle scienze umane e nella loro complessità, parola che indica un vincolo non afferrabile : segna una prassi senza orizzonte, perduta, abbandonata a se stessa. In questo modo la filosofia muore. Muore perché, perdendo il tema della verità, ha abbandonato il luogo in cui lo spirito umano esprime la sua trascendenza rispetto al mondo, cioè la religione. Perché vi sia pensiero, occorre che un momento di trascendenza compaia nella mente dell’uomo : il principio della verità del reale fonda quello della verità di Dio e viceversa. Tale è la dimensione sapienziale della filosofia, che può affrontare una navigazione più ampia, quella che la conduce al divino : la “terza navigazione”, come la chiama Possenti, che per lui è espressa nella filosofia di Tommaso.

In altri tempi il libro di Possenti sarebbe stato impossibile. Ma oggi la pars destruens delle sue accezioni è divenuta un luogo comune del pensiero filosofico. La filosofia dopo Heidegger è una meditazione che ha per oggetto la fine della metafisica, ma pensa solo questa fine. Il divieto kantiano della metafisica è caduto con il soggetto trascendentale e quindi la metafisica può ripensarsi come figura filosofica, ponendosi come filosofia della tradizione. Ed è questo il senso in cui il pensiero filosofico cattolico parla della metafisica come “filosofia perenne”. La teologia cattolica ha lungamente da Rahner in poi civettato con Heidegger e quindi con il rigetto della metafisica. Ma il risultato è che oggi non esiste più un pensiero cattolico : anche nella Chiesa il rigetto della metafisica ha determinato l’oblio dell’essere e, spesso, della divinità di Dio. Una filosofia ermeneutica rimane all’interno della temporalità, non raggiunge il vero e l’eterno. Infine la filosofia è un’impresa spirituale prima che razionale. Già porre il problema del senso del mondo è porsi oltre il mondo. Una filosofia spirituale o sapienziale è l’unica possibilità della filosofia. Ma se questa sapienza non deve essere un florilegio etico o retorico, non potrà non incontrare sulla sua strada la metafisica.

Anche sul piano della teologia il libro di Possenti mostra il suo interesse : pensato prima della Fides et ratio, esso ne appare un commento. L’enciclica di Giovanni Paolo II si svolge nella medesima tessitura. Tommaso aveva cessato di essere quel punto di riferimento della teologia che era stato dopo il Concilio di Trento. Vi ritorna con l’enciclica, e soprattutto in temi che sembrano del tutto congeniali a questo libro : cioè la filosofia come meditazione sull’essere e sulla verità, il vincolo della Rivelazione ad una filosofia dell’essere, la luce che la Rivelazione getta sulla filosofia. Vi è un bene della Rivelazione cristiana che la filosofia dell’essere pone in risalto e che nella teologia postconcilare è andato perduto : il valore della creazione come premessa fondante della divino umanità cristica, il valore dell’Antico Testamento rispetto al Nuovo. Vi è una conoscibilità di Dio che antecede la Rivelazione cristiana e ne rende possibile la comprensione. Questo principio è stato enunziato come un dogma dal Vaticano I, ed è una grande apologia della ragione anche all’interno della fede. E’ subentrato nella teologia un certo fideismo, che vede Dio conoscibile solo in Cristo, e toglie spazio sia alla ragione che alla religione. Ci vorrà del tempo perché l’ardito sforzo di Possenti possa dar vita ad una scuola, poiché questi richiami giungono dopo un silenzio durato decenni.

 

 

 

(il testo è uscito in AA. VV., La navicella della metafisica. Dibattito sul nichilismo e la “terza navigazione”, Armando, Roma 2000)