Metafisica e realismo

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La cerniera tra teoresi e prassi si fonda secondo Possenti sull’unità tra ragione teoretica e ragion pratica, come è concepita dal realismo gnoseologico volto alla conoscenza dell’esistenza. Possenti ritiene con Kant che la metafisica sia una tendenza naturale dello spirito umano, ma a differenza di Kant è convinto che essa possa raggiungere il sapere stabile. L’A. si muove secondo tre intenzionalità:

A) esplorare i differenti modi del rapporto tra mente e reale (scienze fisiche, scienze della vita, filosofia della natura, matematiche, ontologia), di cui la scienza non è l’unico, tracciando una topologia dello spirito umano nel suo quest of being. L’antipositivismo dell’A. non procede da sottovalutazione della scienza, che anzi il progresso scientifico non riduce ma moltiplica i problemi filosofici. Nel campo della metafisica, sulla base dell'idea che l’originario è l’essere e che il compito della filosofia consiste nella conoscenza dell’esistenza, l'attenzione della ricerca possentiana è andata al rapporto tra essere e intelletto, nella distinzione tra filosofie dell’intellectus e filosofie della ratio. Mentre la seconda dis-corre e mette in rapporto gli oggetti, il primo coglie qualcosa di originario e di anteriore al rapporto: l’intelletto intus-legit. Diversamente dalla scienza, che compone e scompone gli oggetti mondani e le loro relazioni a partire da un'unità del mondo assunta come dato, la metafisica studia l'unità ontologica delle cose, mettendo a frutto l’ontologia della partecipazione e della causalità. Possenti ha inteso tracciare una "metafisica dell'intelletto" e della sua capacità intuitivo-percettiva dell'essere, che si manifesta nella percezione dei primi principi speculativi e nel giudizio di esistenza, capace di raggiungere la radice delle cose. In ciò si esprime un atto di fiducia nella ragione umana: dalla sua finitezza non derivano la fine dell’universale, la completa parzialità del concetto, la piena particolarità dell’universale.

B) In tale prospettiva Possenti ha tracciato un’essenziale storia della metafisica quale progressiva penetrazione della verità dell'essere, culminante nella metafisica dell'actus essendi. Questa è stata intesa come terza navigazione, ulteriore e più compiuta della seconda navigazione platonico-ellenica quale scoperta della causa soprasensibile (cf. Fedone): una metafisica transontica che non si arresta all’ente ma procede verso l’essere stesso, e che individua la struttura originaria nella partecipazione dell’ente all’essere. La metafisica ha per oggetto non il concetto di essere, ma l’essere in se stesso, e il filosofo deve sempre e nuovamente ribattezzarsi nelle acque dell’esistenza, fuggendo l’oblio dell’essere e la collera contro la ragione, a favore di un pensiero ontologico meridiano.

L’elaborazione del problema dell’essere comporta la dimissione di due modelli storiografici: quello che ritiene morta ogni metafisica a favore di un postmoderno postmetafisico; quello heideggeriano secondo cui il corso della filosofia dai greci a noi è sotto il segno di un progressivo depotenziamento. Dinanzi all’idea fallibilista, secondo cui ogni sapere riposa su palafitte perennemente rivedibili, e all’intento decostruttivo di ogni concetto filosofico, esplicatisi nel ‘900, la terza navigazione libera la metafisica dall’obiezione dello storicismo e dello scientismo. Essa ricerca una razionalità attenta alla storia ma non consegnata interamente alla furia del tempo: essa tematizza il ritorno all’eterno invece che l’eterno ritorno (Nietzsche). E’ stato necessario riesplorare il concetto di verità come conformità tra mente e realtà, e procedere alla difesa critica dei primi principi speculativi (ragion d’essere, finalità, causalità). Questo metodo risulta centrale per pensare il problema dell’evoluzione della vita e le sue condizioni necessarie di possibilità, spesso trascurate, chiarendo che senza presupporre una causa suprema, è impossibile che il più provenga dal meno. Si tratta di riconsiderare il problema del divenire e delle sua cause, su cui la ragione metafisica rimane imprescindibile.

C) Dinanzi al nichilismo moderno che occupa la scena da quasi due secoli, Possenti ha maturato la convinzione che la filosofia dell’essere possieda le categorie per rispondere alla domanda "che cosa è nichilismo?" e per svelarne il volto inquietante. La sua lettura del nichilismo, inedita in rapporto a quelle sinora elaborate ed ispirate alla linea Nietzsche-Heidegger, fa perno sulla nozione di nichilismo teoretico inteso come l’elemento originario del nichilismo, proveniente da antirealismo, lontananza dall’essere esistenziale, rifiuto dell'intuizione intellettuale, crisi dell’idea di verità come corrispondenza tra pensiero e realtà. L’approccio legge in opposizione metafisica e nichilismo come due nuclei che tendono ad escludersi perfettamente, di cui il primo è la fisiologia e il secondo la patologia, ed individua nel primato del volere e nella riduzione della ragione a volontà l’esito ultimo del nichilismo. Il nichilismo europeo ha voluto liberare l’Europa dalla metafisica, ritenuta distrutta dal criticismo. In realtà il compito della filosofia è preparare una ripresa della metafisica tale che possa di nuovo tenere un posto nella storia della civiltà. La ricerca tuttora in corso è stata condotta facendo interagire elemento teoretico ed elemento storiografico, mettendo alla prova le acquisizioni speculative in un confronto con autori del moderno (Kant, Husserl, Heidegger, Nietzsche, Gentile, Habermas, Ricoeur, pensiero analitico, razionalismo critico).

Opere: Nichilismo e metafisica. Terza navigazione (ult. ed. 2004); Il nichilismo teoretico e la morte della metafisica (1995); Essere e libertà (2004); Razionalismo critico e metafisica. Quale realismo? (1995), Approssimazioni all'essere (1995); La domanda sulla verità e i suoi concetti, in La questione della verità (2003); Caso, evoluzione, finalità, in Natura umana, evoluzione ed etica (2007).

L’unità della ragione e del suo scopo si applica secondo Possenti anche al nesso tra filosofia e Rivelazione, nell’assunto che nell’incontro tra compito della ragione e elezione del cristianesimo si individui un criterio di apertura e stimolo per la filosofia nella sua ricerca di senso. La circolarità tra filosofia e teologia aiuta a penetrare maggiormente nella parola rivelata, spingendo la filosofia ad esplorare cammini che da sola non avrebbe percorso. La religione non è estranea all’ambito del vero, come pretende il razionalismo che la confina nel campo della pietà e del culto (da Spinosa in avanti). D’altro canto essa non può ridursi solo ad un compito morale, ma considerata nella sua funzione di salvezza e di illuminazione nella ricerca del vero. Dalla scarsità di riflessione teologica proviene l'appiattimento scientistico o storicistico o estetizzante di notevole parte della filosofia italiana.

Opere: Filosofia e rivelazione (2000, 2° ed.).

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Settembre 2010 19:56